Salita al Prà

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Postato da Amministratore Sezione Home 23 Agosto 2019 18:46 (data) | Meteosat24 | Alertmap | Geovulconologia | Flightradar | Fai datè | Agraria | Actaplantarum | Meteoweb | Biblioteca Vaticana | Tutto Gratis | info@mdesiners.com

Itinerario


Torino - Pinerolo
Pinerolo - Torre Pellice
Torre Pellice - Rifugio Willy Jervis

Mezzi


Treno
Bus
SSCB ( Super Silver City Bike )

Attrezzature


Zaino affardellato 24h
Scarpe Trekking
Viveri

Il Viaggio
Un bel mattino di mezza estate decisi di salire in bici fino alla conca del Prà, con la mia SSCB ( Super Silver City Bike ) utilizzando i trasporti, partendo da Torino e arrivando fino a Torre Pellice passando per il bivio di Bibiana e Luserna frastorna ( per gli amici ). Un tempo favorevole alle spalle, con una arietta a 5 nodi mi garantì una spinta in salita per tutto l'itinerario fermandomi ad ogni fontana per rifocillarmi a Villar Pellice e Bobbio Pellice.

La Salita
Arrivato a Villanova (1223 m) si passa fra le case della piccola borgata e si continua sulla pianeggiante mulattiera (segnavia 115-Gta), che domina il corso del Torrente Pellice, fin sotto le baite Brunel. Qui si lascia a destra il sentiero per i colli Malaura e Boucie (cartelli) e si attraversa il Rio Crosenna.


La bella via selciata sale con alcuni tornanti, taglia in diagonale alta sul torrente e con altre svolte giunge a Mirabouc (1430 m), dove sorgeva un’antica fortificazione cancellata dalla strada (cartello). Ora bisogna seguire per oltre 1 km la pista, passando ai piedi della bella cascata del Pis. Attraversato un altro rio, si individua sulla destra la vecchia mulattiera che taglia un paio di tornanti dello sterrato, poi si continua su quest’ultimo fino a un tornante a destra. Procedendo diritto si ritrova il sentiero che sale in diagonale dominando il torrente ed esce sulla pista.

Oltre Cartello
Si percorre ancora un breve tratto di sterrato, poi lo si lascia (cartello) per salire a destra sulla mulattiera che procede parallela alla strada quindi si alza a tornanti fino al Colle della Maddalena. Dalla sella appare la vasta conca del Prà, con in primo piano il vicino rifugio Jervis e i Ciabot del Prà (1732 m, 1.45 ore), mentre a lo) il sentiero che sale tra le baite (fontana) e prosegue in piano tra le tracce di bestiame verso sudovest; attraversato un rio, si ritrova il tracciato della mulattiera che comincia guadagnare quota verso ovest, con innumerevoli tornanti nel bosco.
Dopo un breve traverso in costa verso sud, la via selciata riprende a salire a svolte, con pendenza costante che allevia la fatica, fino a raggiungere La Coccia (2180 m), una sella tagliata nella roccia da cui si apre un vasto panorama su Conca del Prà, Granero, Monviso. Con moderata pendenza la via sale ora in diagonale tra i pascoli, e con poche svolte esce al Colle della Croce (2299 m, 1.45 ore; cartello): si notano l’antico cippo di confine e i ruderi della casermetta dei doganieri.


La Conca
Dopo un estenuante salita sia a piedi che in bici eccomi giunto finalmente alla Conca del Prà la quale rappresenta un bell'esempio di evoluzione geomorfologica post-glaciale. Il fondo della conca è il risultato della formazione di un antico bacino lacustre generato dallo sbarramento del fondovalle ad opera di frane innescatesi lungo i versanti successivamente al ritiro delle masse glaciali Pleistoceniche (1,5 Milioni - 10.000 anni fa circa).
Il bacino lacustre è stato progressivamente interrato da ingenti apporti detritici provenienti dai bacini secondari e dalla concomitante parziale erosione dello sbarramento.
Questi processi sono tutt'ora in corso e sono visibili soprattutto in corrispondenza dei conoidi presenti in sinistra idrografica. In destra orografica è visibile una serie di accumuli di frana, in parte rimodellati e riattivati per la locale erosione al piede provocata dall'azione del torrente Pellice.


Dal punto di vista paesaggistico la comprensibilità degli elementi geomorfologici della Conca del Pra ne fa una valida palestra per l'analisi delle dinamiche geomorfologiche attive tipiche di un fondovalle alpino. La storia evolutiva recente del paesaggio della Conca del Pra, successiva alla scomparsa del ghiacciaio che occupava l'intera valle, è leggibile con un'analisi dei principali elementi morfologici che la compongono rappresentati: dal profilo a U della valle, dalla piana del Pra, dai tre accumuli di frana posti in destra idrografica (versante boscato) e dai conoidi misti ubicati sul lato sinistro (lato Rif. Jervis).
Dai rapporti geometrici intercorrenti fra questi elementi si osserva che dalla località La Mait del Pra si staccò una grande frana che ostruì la conca del Pra presso l'attuale Colle della Maddalena.
Con l'ostruzione della valle si formò un lago che occupò l'intera piana, per una lunghezza di circa 2,5 km e una larghezza media di 500 m. Altre frane si staccarono dallo stesso versante andando in alcuni casi a ridurre sensibilmente la larghezza del fondovalle.
La Conca del Pra rappresenta la testimonianza di quell'antico lago oggi completamente scomparso, perché colmato da depositi lacustri e da depositi di conoide misti, dopo essersi svuotato per l'incisione dello sbarramento costituito dagli accumuli, ancora oggi visibili, presso il Colle della Maddalena.


Il Rifugio Willy Jervis
Finalmente è arrivato il momento di riposare e rifocillarmi al rifugio Willy Jervis. La struttura è stata inaugurata nel 1950 e intitolata alla memoria dell’accademico del Guglielmo Jervis , ingegnere e partigiano, membro del Partito d’azione, ucciso dai nazifascisti nel 1944 a soli 43 anni.Il rifugio è dedicato a tutti i partigiani della V Divisione “Giustizia e Libertà” caduti nella guerra di Liberazione.
Nel 1976 l’edificio è stato distrutto da un incendio ma, anche grazie al contributo di numerosi volontari, ricostruito e completamente rinnovato mantenendo tuttavia l’aspetto originale. Ha riaperto nel 1979 con Roby Boulard, che è tuttora gestore e guida alpina del rifugio. La continuità ha permesso il miglioramento progressivo dei servizi.


Oggi il Rifugio W. Jervis è rinomato per la sua ospitalità, l’ottima cucina e la piacevole atmosfera famigliare riservata agli ospiti, che possono trovare la porta aperta e un pasto caldo 365 giorni l’anno.
RAPPRESENTA UNA DELLE METE PREFERITE DALLE FAMIGLIE, PER L’AMPIA LIBERTÀ DEL GRANDE ALTOPIANO CURATO E PASCOLATO, MA ANCHE DAGLI ARRAMPICATORI CHE APPREZZANO LE VICINE PARETI ATTREZZATE E DAI GHIACCIATORI CHE FREQUENTANO LE CASCATE DEL PRÀ.
D’inverno è meta di ciaspolatori e sci-escursionisti. Insomma un rifugio per tutto l’anno, ideale porta d’accesso ai monti dell’alta Val Pellice, domestico avamposto del mondo valdese denso di storia e cultura
Consiglio vivamente di restare a cena e colazione, dove dei bravissimi ragazzi ospitali, sapranno sbalordirvi con una cucina tipica di alta montagna con prodotti gastronomici di produzione propria, freschi e di prima scelta, per far si che i sapori della montagna restino per sempre nei vostri ricordi.


La Discesa
Dopo un risveglio speciale udendo le campane delle mucche al pascolo, mi sono avviato verso la via del ritorno come un missile in discesa sulla strada sterrata con la mia SSCB ( Super Silver City Bike ) pieno di energie fino a Torre Pellice.
Per la strada trovai anche un posto dove si vendevano delle uova di un antica razza di gallina della montagna e inoltre, con gran fortuna, incontrai un mio vecchio amico con il quale feci un aperitivo prima di prendere i mezzi per il rientro. Daine Much !!!





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